Mars Polar Shift Simulator

riorientamento polare di Marte secondo Schultz 1985, cratere Lyot e piramidi di Elysium nel framework del Vol. 1
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Overlay
Equatore antico
Parallelo +30 gradi
Parallelo -30 gradi
Asse del polo attivo
Direzione spostamento polare
Direzione polo antico → Lyot (ipotesi)
Vol. 1 — Capitolo 3 · estratto

Il gemello rosso

Nel 1985 il planetologo Peter Schultz pubblicò un articolo in cui documentava che il polo nord geografico di Marte si era spostato in un'epoca passata. Aveva identificato una serie di depositi polari antichi — stratificazioni di polvere e ghiaccio — in posizioni dove oggi non c'è più nessun polo. Il polo originario, sulla base di quei depositi, era intorno a 45 gradi nord, 160 gradi ovest nelle coordinate attuali. Cioè a circa 45 gradi di distanza angolare dal polo attuale.

Marte ha un cratere grande, recente, localizzato nell'emisfero nord. Si chiama Lyot, ha un diametro di circa 236 km e si trova a 50,5 gradi nord, 29,3 gradi est. È uno dei più giovani crateri di grande dimensione del pianeta (epoca Amazoniana). Qui devo essere trasparente: il legame tra Lyot e lo spostamento polare è una mia ipotesi di lavoro, non di Carlotto né di Schultz, che documentano lo spostamento ma non identificano un cratere-causa. Se Lyot fosse la causa, la direzione dello spostamento calcolata dal polo antico dovrebbe puntare verso Lyot. Il test è semplice, diretto, falsificabile: ho fatto il calcolo, e l'angolo tra le due direzioni è di pochi gradi. Al tempo antico Lyot si troverebbe in prossimità dell'equatore marziano. Resta però un'ipotesi: la datazione Amazoniana è molto più tarda del grande impatto di Borealis (~4 miliardi di anni), il vero candidato per la decapitazione del pianeta. Lyot, semmai, sarebbe un assestamento tardivo e minore.

Sulla superficie di Marte esistono formazioni a simmetria piramidale — le più famose nella regione di Elysium Planitia, rese celebri da Carl Sagan. Qui serve precisione: Carlotto le classifica come yardang, forme scolpite dal vento, allineate sì ma per erosione, non per costruzione. Il caso forte di geometria non casuale, secondo Carlotto, non è Elysium ma Cydonia: lì gli assi delle formazioni si raggruppano attorno a 33 gradi, e il test di Crater & McDaniel (1999) trova una disposizione dei rilievi anomala con probabilità di circa 1 su 65.000 che sia casuale. Va detto con onestà — lo notò il referee Peter Sturrock — che non-casualità non significa artificialità: in natura esistono formazioni allineate e regolari. Non sto sostenendo che siano manufatti. Sostengo che lo stesso metodo — misurare le strutture rispetto a un polo antico anziché a quello attuale — restituisce una firma anomala su entrambi i pianeti. I dati di Schultz sono pubblicati su Scientific American da quarant'anni.

C'è un punto che cambia il modo di guardare Marte. Non è un pianeta morto: è un pianeta che sta morendo, e da molto tempo. Due orologi vi corrono a velocità diverse. Quello biologico si è fermato presto, ~3,7 miliardi di anni fa, quando la dinamo si spense e il vento solare cominciò a strappare via l'atmosfera. Ma quello geofisico non si è mai fermato: acqua liquida fino a meno di un milione di anni fa, vulcanismo lungo le Cerberus Fossae tra 50.000 e 200.000 anni fa, marsquakes registrati da InSight tra il 2018 e il 2022, e impatti ancora oggi — centinaia di nuovi crateri l'anno. E all'origine di tutto, forse, un solo evento: il grande impatto di Borealis, la cui cicatrice copre il 40% del pianeta. Un urto che spiegherebbe insieme la dicotomia, la nascita delle due lune (accrete da un disco di detriti, come la Luna terrestre), lo spostamento dell'asse e l'inizio della morte del campo magnetico. La grande botta non ha rimpicciolito Marte: lo ha scarnificato, gli ha strappato un pezzo che è diventato luna, e gli ha tolto lo scudo.

La fisica del True Polar Wander, la dicotomia crostale, l'Oceanus Borealis, il dibattito su Cydonia, e cosa significa tutto questo per il framework dei cicli — l'articolo continua nel Vol. 1, Capitolo 3 («Il gemello rosso»).